La sua voce continua ad essere miele
petali e fiori che turbinano intorno,
e sa emozionare
in un dolce equilibrio.
Ci riesce ancora una volta...
Sì, sì sono sempre io, quello che doveva studiare.
Quello che dovrebbe stare in clausura per ovvi ed ottimi motivi, è solo che mi è arrivato questo invito a Perugia da parte della Mitica Sbabbi, una delle mie migliori amiche del liceo.
Come si faceva a dire di no? Me lo spiegate? Saranno tre anni che si cerca di combinare una visitina alla città dei Baci, sarà altrettanto che mi promette di presentarmi tutti i suoi fantastici amici, e anche se la casa è un metro per uno (sua definizione), be’ importa mica qualcosa?! E poi questo lunedì c’è una ghiottissima occasione, una festa anni ottanta..
Vi espongo le idee che mi sono balenate in testa:
Quindi ciancio alle bande…è solo che vorrei un vostro consiglio che mi permetta di essere un perfetto eighties boy senza, e sottolineo senza l’ausilio di ciuffi posticci e chili di trucco. Insomma na cosetta sobria. E non mi dite che negli anni ottanta non c’era nulla di sobrio, perché altrimenti non avrei chiesto il vostro aiuto, o no? Pliz Help me!
Ma la sentite anche voi sta vocina insistente e petulante che manco quella della Tedesca? No non è Lei, è solo la mia coscienza che continua a borbottare litanie di rimproveri.
Per una volta ho deciso di mandarla a stendere. Tiè
Mi limito a
vegetare.
Che già è qualcosa, direte voi.
Così ho aperto il mio profilo su netlog, e intanto aspetto che mi fiorisca qualcosa dalle orecchie. Non vorrei fosse prezzemolo come diceva sempre mia madre da piccolo se non usavo i cotton fioc.
Ma oggi c'è qualcosa che avrei dovuto fare...ah si, forse studiare.
Sarà capitato anche a voi di avere una nuvola in testa??
"Shyness is nice, and
shyness can stop you
from doing all the things in life
you'd like to..."
Ask-The Smiths

No, non voglio fare lo snob. E' solo che ogni tanto fare il pieno di facce nuove, gente nuova e nuove atmosfere , be' è davvero quello che ci vuole. E sarà perchè ieri sera la percentuale di soliti noti era davvero bassina che la serata è iniziata subito col piedino giusto.
-Così, non c'erano le solite mummie ingessate che frequentano la mia università, (organizzare la festa in una sorta di centro sociale ho scoperto essere un infallibile deterrente per i damerini in giacca che frequentano ben altri locali) al solo pensiero di andare ad una festa in una simile location credo che a molti sia venuto un eczema.
-Così, all'entrata ti mettevano al polso quei braccialetti fluorescenti (verde giallo o rosso?, la domanda di rito) giusto per far sapere all'universo mondo il tuo stato sentimentale. Ovviamente il mio era verde ramarro, ma se vogliamo anche verde speranza visto che la fauna di ieri sera era davvero interessante. E' ancora al mio polso che manda baluginii stinti come una lucciola sfatta.
-Così, lo ammetto, da bravo nipotino di Karen, ho esagerato con gli shortini, e ho scoperto questa sambuca flambè che ha cominciato da subito ad infuocarmi lo stomaco, ma sono subito arrivati altri indefiniti rum e pera.
-Così, aiutato dalla benzina che ha fatto carburare le mie stanche membra, mi sono ritrovato a ballare i subsonica, i cappello a cilindro, vinicio capossela, alla faccia del pop più duro. Madonna, tiè! (finalmente, però adesso non mi lapidate!)
-Così il bilancio della serata non è poi mica negativo, ovviamente se escludiamo questa bocca un pò impastata ed il fatto che nessuno, e dico nessuno, mi abbia chiesto di togliermi questo maledetto braccialetto verde. Ma questi sono piccoli dettagli, solo dettagli.
Tutto si può dire di Luca Bianchini tranne che non sappia scrivere pagine che si leggono di un fiato. Questo suo ultimo romanzo lo si doveva comprare e basta, anche se della sua esistenza ne sono venuto a sapere solo grazie ad una soffiata della Melody.
È da quando ha scritto la biografia di quel tamarro di Eros Ramazzotti che mi era un po’ scaduto, quindi non avevo più visitato il suo sito con assiduità. Del resto questi però son problemi miei, è solamente incrollabile antipatia per quel bellimbusto dalla voce nasale e dalle canzoni tutte uguali che si fa tanto il figo: è inutile ed è più forte di me, io non lo posso sopportare.
Tornando al romanzo, be’ si quello è stato un acquisto dovuto. Bianchini l’ho ammirato per il suo primo romanzo: Instant Love, in due parole la storia di un triangolo a sfondo gayo ambientato in una Torino 2003. L’ho apprezzato per il suo Ti seguo ogni notte: la storia della scalata al successo di uno sfigatissimo quanto simpatico venditore di pentole (e io pensavo a Mastrota) che lungo il percorso trova anche l’amore e incontra personaggi riuscitissimi. Il tutto condito da una scrittura frizzante, moderna gggiovane e forse anche furbetta.
Ed è proprio con ”furbetto” che definirei questo suo ultimo romanzo che perlustra gli ambienti della Milano su, della Milano bene, di questo Lèon, bello e apatico rampollo che passa le sue giornate fra piste (di cocaina) e piste da ballo dividendosi fra St. Moritz, Portofino ed Ibiza. Le prime pagine del romanzo si aprono col suo abbandono da parte della storica fidanzata Anita, che stufa della sua dipendenza lo pianta in asso per sistemarsi col suo migliore amico. E già qui, insomma nulla di davvero originale. Lèon troverà (forse) la sua redenzione in un magnifico casale in cui si metterà a fare il vignaiolo, troverà un amico cubano ballerino di salsa e una donzelletta che lo farà finalmente innamorare davvero anche grazie alle sue lentiggini sul petto e alla sua passione per Diabolik (!!!). Immancabile nel mentre, un ritorno all’ovile dell’ ex ragazza pentita. In un percorso personale il nostro eroe, grazie alla fatica fisica riuscirà (si immagina) a rimanere lontano dalla cocaina mentre la fascinosa vignaiola lo farà capitolare.
Per quel che può valere, ho trovato la trama piuttosto scontata ed il finale piuttosto tirato per i capelli in un dico non dico (a proposito ma i dicooooooooo??!che fine hanno fatto??) che forse nascondeva mancanza di idee. Insomma un Luca Bianchini meno in forma del previsto, la sua verve si sente meno del solito o forse è solo la storia che in fondo non è riuscita a prendermi fino in fondo. Sarò io il lettore di bassa lega che ha bisogno di un po’ di immedesimazione, ma il mondo dei figli del papi con le ville sparse per il mondo, l’ennui da troppi danari e le fabrichètte lombarde che fruttano rendite non riesce ad affascinarmi più di tanto. Prenderò l’impegno di Bianchini come un interessante studio di antropologia sociale che ci fa vedere le gabbie dorate in cui si muovono queste bestie rare con rendite di settemila euro mensili e l’unica preoccupazione al mondo di sperperare con classe il loro patrimonio.
Non manca un personaggio omosessuale: l’amico Stepanè a cui Leòn vuole davvero bene ma non nasconde qualche velata tendenza omofoba nei suoi pensieri in prima persona. Un romanzo che si legge di un fiato, come tutti quelli di Bianchini ma di cui all’ultima pagina, non senti la mancanza. Da consigliare però a chi sogna un viaggio virtuale nella Milano da bere dei nostri giorni, ricordandosi sempre che i soldi non danno la felicità, ma forse aiutano.
Ieri me la vivevo bene, tutto sommato. Stamattina pure.
Sarà che a me questa Roma quasi estiva, questi bicipiti che fanno capolino dalle magliette, questi ragazzotti che cominciano a slumare mi mettono di buon umore, sopratutto dopo aver passato dieci giorni di reclusione forzata.
Dopo una mattinata all'università ed una meritata dose di cazzeggio passato a ciacolare da brave zitelle di tutti quelli che capitavano a tiro, ho deciso di concedermi la mia dose di acquisti bulimici alla Feltrinelli.
Avevo già fatto mentalmente la lista della spesa:
-Se domani farà bel tempo, l'ultimo romanzo di Luca Bianchini (quello di Istant Love)
-Il trentesimo anno, di Ingeborg Bachmann (in realtà l'ho agguantato all'ultimo momento)
-La morte della bellezza, di Giuseppe Patroni Griffi (no, non l'ho trovato e mi sto cominciando a preoccupare, sarà la quarta libreria che provo)
-Il libro di Antonio Caprarica sugli inglesi, quell'uomo io lo adoro. E' il decano delle corrispondenze inutili e delle cravatte improbabili.
-Funambola, l'ultimo cd di Patrizia Laquidara, che già va di gran carriera sul mio lettore.
Ed insomma me ne andavo tutto bel bello, pensando "va' che ci andava proprio bene un pò di sperpero-investimento in carta stampata e cd" perchè in realtà ho sempre pensato che comprare proprio il libro che volevi leggere da tanto tempo o il cd che aspettavi da molto, abbia effetti benefici sulla mia salute.
Ci penso solo un attimo, è solo un momento di esitazione, e poi decido che, sì alla fine mi conviene prendere il 36 fino a Termini,che apriva con fare invitante le sue porte proprio mentre uscivo dalla Ricordi.STRONZO!
Perchè, fartela a piedi fino a Termini?no?nooo?Emerita testa di Ming?!
Ma io cosa ne sapevo che a solo una fermata dal capolinea sarebbero entrati gli squadroni del biglietto non obliterato? Ed il mio NON era obliterato, perchè "se' vabbè ti pare che per due fermate uno timbra il biglietto?". Ed è stato così che l'amabile sosia di quella butrilla di Ursula, la fattucchiera degli abissi, mi ha prima bloccato all'angoletto, poi squadrato con schifo da capo a piedi ed infine sputato in faccia tutto il suo veleno di repressa sottopagata frustrata. Delle mie scusanti se n'è strasbattuta le grasse adiposità, le attenuanti sono state ritenute irrilevanti, l'alibi, a quanto pare, non reggeva.STRONZA!
Così io me ne sono tornato a casa (In tram!! con un biglietto ovviamente obliteratissimo). In tasca una bella multazza color carta da zucchero che fa pendant con il verde dei CENTO euro che dovrò scucire per pagarla.
Menomale che almeno ho Patrizia che mi delizia dal mio stereo, certo il cd è venuto a costare un tantino.
Ma oggi me la voglio vivere bene, dopotutto.
Diciamo che oggi me la vivo bene.
Sarà che oggi ho fatto questo maledetto tema,
sarà che oggi mi sono accorto che è arrivata davvero la primavera,
sarà che ho tanta voglia di andare al mare.
Solo un biscotto al sesamo mi ha rovinato un pò la giornata ma questa è un'altra storia. Magari prima o poi ve la racconto.

Chiariamo. Non è che sia Vissani. Chiariamo. Quando mi recludo e cerco di studiare affilando un ragionevole numero di ore consecutve non è che stia esattamente attento alla mia dieta, piuttosto penso alla sopravvivenza.
Così dopo aver sperimentato,nella sessione autunnale, la dieta Kellog's (semplice, sbrigativa e quasi ipocalorica) adesso sul mio umile desco furoreggia il petto di pollo, e se proprio ho voglia di cambiare quello di tacchino. Botta di vita heee! Lo so!
Ed è così che oggi a pranzo ho voluto ravvivare il mio smunto pallido e monotono petto di tacchino biologico, che chiameremo semplicemente Tacchino al rosmarino. Il rosmarino gli da ovviamente quel tocco di sapore, quella svirgolata esotica alle papille, quel non so che di insolito. In soldoni si fa rosolare con pochissimo olio e rosmarino in padella et voilà le poulet!
Ora,anche il rosmarino mi è venuto a noia, che volete... dopo due giorni se ce l'avessi avuto avrei aggiunto anche un pò d'origano magico, mica per niente: magari aiuta nello studio ma non ho mai frequentato troppo quel lato dell' orticello. Ho vagato per la cucina alla ricerca dell'ingrediente segreto da aggiungere al tacchino ed ecco che aprendo il frigo trovo una bottiglia di un vino liquoroso simil marsala. Lì l'illuminazione.No non mi è apparsa suor Germana in guepiere.Meglio, molto meglio.. ho elaborato la seguente ricetta.
Tacchino croccante al marsala su letto d'insalata Mista
OCCORRENTE per una persona
PREPARAZIONE
(la tavola apparecchiata con cristalli di Boemia e porcellane di Limongès è ovviamente un optional NON di serie)
Non mi chiedete perchè ma la Boemia mi ricorda che devo andare a studiare, c****!
ps=Ah se suor Germana dovesse passare: Sorella mica si sarà offesa lei mi sta davvero sinceramente simpatica! Amen.
E ADESSO se avete voglia di emozioni forti, di un brivido culinario sulla schiena, be' provate la ricettina, ovviamente fatemi sapere com'à venuta!
"Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono state... "
Guido Gozzano, Cocotte.
E forse saranno i troppi trigliceridi, o magari la cioccolata che di questo periodo si annida anche negli antipasti, ma è arrivato così alla chetichella questo ricordo un pò sciocco ritornando al presente fra una pastiera ed un agnello al forno.
Da bambino, timidone figlio unico com'ero avevo le mie brave difficoltà a fare grandi amicizie con bambini della mia età, non che fossi un misantropo ma non mi veniva facile l'approccio con la gran parte dei miei coetanei, e si sa spesso i bambini in età scolare sanno essere di una rara perfidia.Semplicemente preferivo starmene con i miei amichetti o amiche di sempre senza dare ad altri molta confidenza.
Ciò premesso, per me fu una sorpresa scoprire che invece con questo bimbetto vestito da piccolo lord io mi trovavo benissimo. Mio padre ci aveva portati ad una sorta di convegno in cui tutti potevano invitare relativa signora ed eventuale figliolanza. Ed è così che ho conosciuto Filippo (?), si Filippo se la memoria non mi inganna, perdonerete ma non avevo più di sette anni ed in fondo la nostra amicizia non durò che tre giorni, giusto il tempo del benedetto congresso. Eravamo capitati vicini al tavolo dei bimbi, la sera a cena, o forse ci presentarono i nostri genitori che a quanto pare si conoscevano vagamente.
E sarà stato l'odio condiviso per la pannacotta alla fragola, o magari i suoi modi di fare così placidi ed inusuali per un bimbo di quell'età: fatto sta che qualcosa ci rese inseparabili per il resto dei due giorni. Ce ne stavamo un pò in disparte rispetto a tutti gli altri ossessi che correvano d'intorno, non so bene di cosa abbiamo mai parlato ma qualcosa- questo me lo ricordo- ci distingueva da tutto il resto della piccionaia. Può sembrare melenso e anche un pò patetico, ma ho sempre avuto l'impressione,già da quei giorni, che Filippo fosse come me, qualunque cosa questo volesse significare. A distanza di tempo, ho ripensato spesso al suo bel sorriso infantile, a quella sua scrimatura molto bon ton, a quella sua manina che, mentre vedevamo La Sirenetta strinse all'improvviso la mia.
Io rimasi un pò interdetto e gli sorrisi un pò confuso.
Non l'ho più visto ovviamente, ma proprio ieri mio padre, non so a che riguardo ed in quale contesto mi ha detto che ha aperto una bottega di restauro a Firenze, forse restaura mosaici o fa mosaici. Nemmeno lui sapeva bene. Ed io già me lo vedo fra tasselli colorati, vecchie cornici e poltrone di velluto.
Ho solo saputo pensare che mi piacerebbe rivederlo.. che scemo, almeno mi è rimasta una calda malinconia, avvolgente come un maglione di cachemere. E per mandare tutto giù ci ho mangiato sopra un bel tocco di cioccolata fondente.