
Ormai è empiricamente provato: avverto un'irresistibile attrazione per coloro che si rivelano essere grandi conoscitori, lettori intenditori o anche presunti tali di qualunque grande nome che che solletichi il mio orecchio impressionabile di fronte al sapere (effettivo e/o ostentato).
Così dopo essere stato folgorato nell'ordine:
ieri sul tram, sono rimasto incantato a fissare un ragazzo che , apparentemente alieno al nostro mondo, sfogliava con leggerezza una critica ragionata delle opere di Sofocle. I suoi occhi castani sembravano sfiorare leggermente il foglio, mentre di tanto in tanto si accarezzava la barbetta ordinaria di tre giorni. Sono quindi giunto alla conclusione che non sono tanto attratto dalla cultura in quanto tale ma,piuttosto, da tutto ciò che la rappresenta o sembra denotarla (anche solo apparentemente) in una persona.
Del resto, il ragazzo del tram sarebbe potuto benissimo essere un disperato studente che cercava di fissare gli ultimi concetti per prepararsi all' interrogazione con la perfida professoressa di greco. Eppure è bastato il suo libro e , lo ammetto, il suo bel faccino per farmi cadere in un deliquio.
Dottore, mi dica, è grave?
Ed è così che vorrei arrivare ai miei settanta anni, ottanta anni o quello che è.
Come questa coppia di vecchietti sul tram, quasi un corpo solo,attenti l'uno all'altro, lui che ha perlustrato tutta la vettura per procurare un posto a sedere alla moglie. Con gli sguardi sorridenti che si scambiavano, con la loro tenera fragilità.
Eppure le loro figurine esili sembravano più forti di una quercia perchè c'era come una sorta di energia che li univa, che partiva dalla loro stretta di mano leggera. Forse è questo l'amore, quello vero, quello che va oltre la forza e la bellezza fisica e resiste al tempo, alle macchie sulle mani, agli occhi lucidi di stanchezza, agli inevitabili capelli bianchi.
Ed io che ho una terribile paura di rimanere solo...
